Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).







 


 


 




 


 


 



mercoledì 8 settembre 2010

Isola delle Femmine Razzanelli Operazione EOS






Blitz Palermo: nuovo pentito ha contribuito a indagine


Giornale di Sicilia 22 dicembre 2009







21 dicembre 2009
Palermo.
Ci sono anche le dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia tra gli elementi di prova raccolti da carabinieri e guardia di finanza...

...e confluiti nelle indagini che oggi hanno portato all'arresto di 9 mafiosi ed estortori.
Si tratta di Giovanni Razzanelli mafioso del mandamento palermitano di Resuttana. Il pentito, arrestato nell'ambito dell'operazione "Eos", ha raccontato i meccanismi dell'imposizione del pizzo a commercianti e imprenditori. Per anni ha svolto il compito di "esattore" per conto dei capimafia.

ANSA



Da quanto si legge sul Giornale di Sicilia Giovanni Razzanelli ha iniziato a collaborare con la giustizia il 9 novembre scorso.Il suo contributo si aggiunge a quello di Francesco Franzese, Nino Nuccio, Andrea Buonaccorso, Maurizio Spataro, Michele Visita, e Francesco Paolo Balistrieri nell'indagine denominata Eos 2.Il Razzanelli, arrestato nel corso dell'operazione Eos, era a piede libero quando ha deciso di collaborare: "ho fatto parte della famiglia mafiosa di Pallavicino diretta da Vincenzo Troia. Il mio ruolo era legato all'imposizione e all'esazione del pizzo", avrebbe dichiarato."Dopo qualche tempo sono stato avvicinato da Vito Speranza (Nicolosi), (Domenico) Mimmo Alagna, Salvatore (Razza tinta) Randazzo. Poi mi sono incontrato con Sergio Misseri, Nunzio Sammaritano e Vito Speranza", volevano convincerlo a riprendere la sua attività ma lui, indagato, non se l'é sentita. Si é limitato a cercare di convicere di pagare suo zio, che però si mostrava restio. Spiegata la situazione a Vito Speranza e un tal Filippo, questi decisero di recapitare una testa di agnello allo zio.Secondo il Razzanelli Alagna e Vito Speranza avrebbero in mano Tommaso Natale, Sferracavallo e l'Elenka. Dunque sarebbero subentrati ai Lo Piccolo.

carabinieri_arrestiweb.jpgNOVE FERMI A PALERMO ALLA SBARRA NUOVI BOSS

di Aaron Pettinari - 21 dicembre 2009
Palermo.
Questa mattina i carabinieri del comando provinciale e del reparto operativo di Palermo e i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria (Sezione antiriciclaggio di Palermo della Guardia di Finanza) hanno eseguito nove fermi nel palermitano.




I provvedimenti emessi dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Gaetano Paci, Lia Sava e Francesco Del Bene, hanno colpito membri (vertici ed affiliati) delle famiglie mafiose dei mandamenti di Resuttana e Tommaso Natale-San Lorenzo. 
Per tutti i nove l'accusa è di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alle estorsioni. Gli arresti sono scattati al termine di una complessa attività investigativa a seguito dell'arresto del boss Salvatore Lo Piccolo. Le indagini quindi si sono sviluppate tra il 2008 e i primi mesi del 2009 culminando poi nell'operazone “Eos” (maggio 2009) che aveva portato all'arresto di 21 affiliati degli stessi mandamenti di Resuttana e Tommaso Natale-San Lorenzo, con tanto di ritrovamento dell'arsenale nella “Villa Malfitano” di Palermo. In “Eos” erano emersi diversi particolari sui rapporti tra le due famiglie. In particolare era evidenziato il ruolo di Salvatore Lo Cicero a capo della famiglia mafiosa dell'Arenella ed il consolidamento della posizione di Gaetano Fidanzati come capomandamento di Resuttana. Non solo. All'interno della famiglia di Tommaso Natale era tornato protagonista, appena scarcerato, il boss Giuseppe Lo Verde e anche Carmelo Militano era intenzionato a riprendere il controllo e la direzione del mandamento di S.Lorenzo, anche con l'uso della forza, eliminando i possibili oppositori. Un progetto quest'ultimo che venne svelato tramite le numerose intercettazioni in carcere tra il boss ed il cognato Agostino Pizzuto. Secondo quanto spiegato dagli inquirenti, l'operazione odierna ha evitato che decine di commercianti fossero costretti a pagare "la tassa" che la mafia, generalmente, impone nel periodo natalizio.
Che le cosche stessero cominciando la consueta "campagna di Natale" gli inquirenti l'anno appreso intercettando una serie di soggetti vicini ai boss Giuseppe Lo Verde e Giuseppe Provenzano (uomo di fiducia dei Lo Piccolo assurto al ruolo di vice-capo del mandamento di Tommaso Natale), arrestati entrambi nei mesi scorsi. Dall'inchiesta è emerso che i mafiosi stavano preparando un piano per la riscossione a tappeto tra commercianti e imprenditori. Nell'indagine, inoltre, sono emerse un'estorsione al titolare di un bar di San Lorenzo, costretto nel tempo addirittura a cedere un'altra attività commerciale al racket, e un tentativo di estorsione a un commerciante al dettaglio di Resuttana. Solo il titolare del bar ha confermato le richieste estorsive subite per anni.
Inoltre, tra gli arrestati, spicca il nome di Bartolo Genova, gestore del noto stabilimento balneare palermitano Charleston. Genova, nipote del capomandamento di Resuttana Salvino, secondo gli inquirenti avrebbe curato l'imposizione e la riscossione del pizzo nella zona, provveduto al sostentamento delle famiglie dei boss Di Trapani e Madonia e cercato di bloccare la collaborazione con la giustizia del pentito Maurizio Spataro. Ancora una volta sono risultate fondamentali sia le attività di intercettazione che le rivelazioni degli ultimi pentiti che hanno fornito, praticamente "in diretta", un quadro aggiornato dell'organizzazione mafiosa nei due mandamenti.
Tra questi vi sarebbe anche il neo collaboratore di giustizia, Giovanni Razzanelli, ex esattore appartenente della famiglia di Resuttana, arrestato nell'operazione “Eos”, che ha raccontato i meccanismi dell'imposizione del pizzo. "La mafia, nonostante i colpi subiti dagli arresti dei capi e dalle confische dei patrimoni, non è sconfitta e cerca di riorganizzarsi sostituendo i vertici finiti in carcere". E' questa l'analisi comune fatta dal procuratore di Palermo Francesco Messineo e dall'aggiunto Antonio Ingroia durante la conferenza stampa che ha illustrato i particolari dell'operazione antimafia di carabinieri e finanza. "Cosa nostra non è un organismo moribondo che attente il colpo di grazia: la mafia cerca nelle seconde e terze linee i capi che sostituiscano i boss in galera - ha spiegato Ingroia - e la vitalità delle cosche è evidente ma anche dalla nuova recrudescenza del racket delle estorsioni che attanagliano tutta la città". 


Elenco Arrestati

21 dicembre 2009
Palermo.
Queste le persone arrestate nell'ambito dell'operazione antimafia condotta da polizia e carabinieri: Domenico Alagna, 48 anni, Giuseppe Crisafi, 41 anni, Vito Nicolosi, 48 anni, Salvatore Randazzo, 42 anni, Michele Pillitteri, 49 anni, Antonino Troia, 45 anni, Angelo Bonvissuto, 43 anni, Bartolo Genova, 27 anni e Manuel Pasta, 34 anni.
Fonte: ANSA
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/23244/78/




Operazione Eos: nuova alba a Resuttana e San Lorenzo

di Aaron Pettinari - 14 maggio 2009
Palermo.
Alle prime luci dell'alba i carabinieri del Comando provinciale di Palermo sono entrati in azione ed hanno tratto in arresto 21 appartenenti ai mandamenti mafiosi di “Resuttana” e “San Lorenzo”, l'ex regno di Salvatore Lo Piccolo.

A coordinare l'operazione il procuratore Francesco Messineo, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia ed i sostituti Gaetano Paci e Lia Sava.
Al centro dell'indagine vi era la gestione degli affari illegali dei clan, dal traffico di droga alle estorsioni, necessari per rimpinguare le casse. L'operazione “Eos”, così è stata chiamata, è strettamente legata a quelle dei mesi scorsi “Perseo” e “Rebus”. Con l'unione di queste è stato possibile delineare le dinamiche dei vari mandamenti dove si verificava una spietata corsa alla reggenza, con progetti omicidiari che partivano dal carcere. 
Fibrillazioni che riguardavano soprattutto la famiglia di San Lorenzo. Di particolare rilevanza l'intercettazione tra Militano Carmelo ed il cognato Agostino Pizzutto. Il primo infatti intimava al secondo di non consegnare a nessuno le armi ribadendo che, alla sua scarcerazione, sarebbero state utilizzate per effettuare una “pulizia” che avrebbe tolto di mezzo numerosi avversari. Quindi chiedeva al cognato di procurargli un “fusto grosso” di “acido forte”, associandolo all'intenzione di commettere degli omicidi.
Questa mattina, i militari hanno effettuato scavi a Villa Malfitano, dove ha sede la fondazione Whitaker, nel cui parco il Pizzuto avrebbe nascosto le armi.
Tra gli arrestati spicca la figura di Stefano Fidanzati, appartenente alla famiglia dell'Arenella-Vergine Maria con un passato da narcotrafficante, fratello del boss mafioso latitante Gaetano. Il suo coinvolgimento diretto negli affari delle famiglie dimostrerebbe, secondo gli inquirenti, la volontà di riavviare il vecchio business della droga.
''La mafia vive un momento di grandissima difficolta' finanziaria e organizzativa. Non siamo piu' ai tempi in cui le cosche erano forti e lo Stato impotente'', ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, durante la conferenza stampa di questa mattina. ''La mafia va a caccia di denaro ed è in crisi di accumulazione finanziaria sul territorio. Gli arresti degli ultimi anni, inoltre, ne hanno decapitato i vertici: non c'è un organismo di comando unitario, ma più capi che operano in uno stato di fibrillazione organizzativa senza precedenti, come testimoniano i progetti di omicidi e le lotte di potere emersi da questa indagine''. Il procuratore si riferisce proprio al piano di eliminazione progettato dal boss Carmelo Militano che avrebbe colpito l'ex capo mandamento di san Lorenzo, Pino Lo Verde ''colpevole'' di essersi schierato contro i capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, dopo il loro arresto.

Politica e mafia
Secondo la ricostruzione dell'inchiesta, la cosca di Resuttana avrebbe avuto anche un referente per i rapporti con la politica, Antonio Caruso, insospettabile dipendente di una società regionale, la Multiservizi, assegnato all'ospedale di Villa Sofia. Questi sarebbe stato in stretto contatto con l'assessore regionale ai Beni Culturali, Antonello Antinoro, accusato di voto di scambio. 
Il giorno prima delle elezioni sarebbe proprio Caruso a chiamare sul telefonino di Antinoro e a parlare con un suo collaboratore. "Le cose stanno andando nel migliore dei modi", gli avrebbe etto. Mentre il giorno dei risultati elettorali, i capimafia avrebbero anche festeggiato per l'elezione di Antinoro ignari di essere intercettati. "Noi lo abbiamo servito", diceva uno dei favoreggiatori del clan. "Lui si è dimostrato corretto", rispondeva un altro. Gli inquirenti avrebbero trovato prova del passaggio di almeno 3.000 euro da Antinoro agli elettori mafiosi, per 60 voti. Inoltre il clan si dimostrava informatissimo sulle decisioni che il politico avrebbe preso dopo la vittoria elettorale. "Lui dovrebbe lasciare, si deve andare a prendere l'assessorato – dice uno degli indagati – non gli conviene fare il senatore". Cosa che è effettivamente avvenuta. Antinoro verrà sentito questo pomeriggio dalla Procura.
Al vaglio della magistratura c'è anche la posizione del deputato Nino Dina. Per lui l'accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa. Ci sarebbero infatti delle intercettazioni dei carabinieri che documenterebbero una visita di alcuni mafiosi di Resuttana nella segreteria del politico, durante la campagna elettorale dell'aprile 2008. 
Intercettazioni che, ancora una volta, si dimostrerebbero fondamentali e la loro importanza è ribadita sempre da Ingroia: "Le intercettazioni, telefoniche e ambientali, e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono strumenti fondamentali per proseguire lungo la strada vincente degli ultimi anni nel contrasto alla mafia. E' indispensabile che questi strumenti siano mantenuti così come sono".



Questo l'elenco delle persone arrestate a Palermo:
Vincenzo Troia, 71 anni, capo della famiglia mafiosa di Pallavicino; Pasquale Gambino, 54 anni, capo della famiglia di Torretta; Stefano Fidanzati, 81 anni, elemento di spicco della famiglia dell'Arenella-Vergine Maria; Antonino Caruso, 47 anni, affiliato allo stesso clan; Riccardo Milano, 54 anni, esponente della famiglia di Resuttana; Sergio Giannusa, 52 anni, membro della stessa cosca; Agostino Pizzuto, 41 anni, della famiglia di Pallavicino; Salvatore Baucina, 45 anni, anch'egli di Pallavicino; Francesco Costa, 43 anni, del clan di San Lorenzo; Nicolo' Ferrara, 56 anni, pure di San Lorenzo; Antonino Genova, 22 anni, della famiglia mafiosa di Resuttana; Pietro Francesco Gugino, 57 anni, dello stesso clan; Francesco Militano, 21 anni, affiliato di San Lorenzo; Antonio Orlando, 57 anni, esponente di Resuttana; Michele Patti, 40 anni, pure di Resuttana; Letterio Ruvolo, 39 anni, del clan Arenella-Vergine Maria; Nunzio Sammaritano, 44 anni, di Pallavicino; Antonino Tarantino, 60 anni, dell'Arenella; Michele Visita, 31 anni, di Pallavicino; Carmelo Militano, 39 anni, di San Lorenzo; Giovanni Razzanelli, 43 anni, già detenuto e affiliato di Pallavicino.




Operazione Eos



L'Operazione Eos é scattata su ordine della direzione distrettuale antimafia con lo scopo di colpire i mandamenti palermitani di Resuttana e San Lorenzo.

I reati contestati ai 21 ricercati sono l'associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni e al narcotraffico. L'organizzazione malavitosa colpita avrebbe utilizzato i fondi raccolti col pizzo imposto a commercianti e imprenditori per comprare cocaina e venderla sul mercato palermitano.

Si é deciso di far partire l'operazione per impedire una guerra di mafia che sembrava ormai imminente. L'arresto di Salvatore Lo Piccolo ha prodotto infatti una lotta per la successione, e pare che San Lorenzo fosse correntemente l'area più calda.

I destinatari dell'ordinanza di custodia:
Vincenzo Troia, 70 anni, presunto boss dei Pallavicino
Pasquale Gambino, 55 anni, presunto boss dei Torretta
Agostino Pizzuto, 41 anni, custode di Villa Malfitano, sospettato di aver custodito armi per conto della mafia
Antonino Caruso, 46 anni, sospettato di aver fatto da tramite con la politica per conto del mandamento di Resuttana
Antonino Genova, 22 anni
Antonino Tarantino, 60 anni
Antonio Orlando, 56 anni
Carmelo Militano, 39 anni
Francesco Costa, 43 anni
Francesco Militano, 21 anni
Giovanni Razzanelli, 43 anni
Letterio Ruvolo, 39 anni
Michele Patti, 39 anni
Michele Visita, 31 anni
Nicolò Ferrara, 55 anni
Nunzio Sammaritano, 43 anni
Pietro Francesco Gugino, 56 anni
Riccardo Milano, 53 anni
Salvatore Baucina, 45 anni
Sergio Giannusa, 42 anni
Stefano Fidanzati, 61 anni

Hanno inoltre ricevuto un avviso di garanzia Antonello Antinoro, assessore regionale ai Beni Culturali, che sarebbe accusato di voto di scambio, e Nino Dina, deputato regionale, per il quale sarebbe stato ipotizzato il concorso esterno in associazione mafiosa.



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