Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).







 


 


 




 


 


 



mercoledì 30 settembre 2015

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Choc inquinamento a Taranto «Sterile una coppia su quattro e danni per tre generazioni»

Choc inquinamento a Taranto «Sterile una coppia su quattro e danni per tre generazioni»  



TARANTO – Una coppia su quattro a Taranto è sterile: i dati sull'aumento dell’infertilità sono l’ultima circostanza che viene addebitata dagli esperti all’inquinamento prodotto nell’area a ridosso dell’Ilva. L’ennesimo allarme sui rischi per la salute collegati all’insediamento siderurgico arriva da un convegno organizzato dagli Ordini dei medici e degli odontoiatri di Taranto e Brindisi nella città dei due mari.





Oltre al dato sull'infertilità di coppia, dalla stessa ricerca è emerso anche che il 26% delle donne è in menopausa precoce. «I dati sugli effetti dannosi dell’inquinamento che incidono sull'infertilità sono allarmanti. Urge istituire un osservatorio epidemiologico», ha detto la ginecologa Raffaella Depalo, dell’Unità di Fisiopatologia Riproduzione Umana del Policlinico di Bari.









«In uno studio che abbiamo presentato l’anno scorso al congresso della Società europea di embriologia – ha aggiunto la dottoressa Depalo – abbiamo evidenziato nelle donne, e in particolare nelle cellule della granulosa che sostengono l’ovulo nella crescita e lo portano nella maturità, delle alterazioni nella catena di espressione dei recettori per gli estrogeni, sostanze che sostengono la crescita follicolare e la maturazione ovocitaria».









Ma il grido di allarme degli esperti non si esaurisce qui: «Anche se l’Ilva dovesse spegnersi in questo momento – ha sottolineato Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell’Associazione internazionale Medici per l’ambiente nel corso del convegno 'Salute, Ambiente, Lavoro nella città dell’acciaiò – i tarantini continueranno a pagare conseguenze sanitarie almeno per le prossime tre generazioni, per cui è urgente chiudere i rubinetti dell’inquinamento prima di pensare a qualsiasi altra cosa».









«L'area a caldo – ha proseguito Di Ciaula – continuerà a produrre una quantità impressionante di inquinanti nonostante le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale».









Per il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto Cosimo Nume «il primo modo per risolvere il problema è affrontarlo, conoscerlo, e cercare le soluzioni. Non siamo qui – ha aggiunto - per fare allarmismo, ma ci dobbiamo muovere. Sono a confronto tutti i medici d’Italia perchè Taranto, attraverso la conoscenza seria e rispettosa delle regole della scienza, arrivi a non subire oltre l’insulto di malattie gravi».












ALL’ASSESSORATO REGIONALE TERRITORIO ED AMBIENTE
   SERVIZIO
1 Via Ugo La Malfa, 169    
90146 – Palermo
Tel. 091.7077121, Fax 091.7077139 

E p.c.
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA
ON.LE ROSARIO CROCETTA
PALAZZO D’ORLEANS
PIAZZA INDIPENDENZA 21
90129 PALERMO
Fax 091 7075199 tel 091 7075281

ALL’ASSESSORE REGIONALE DEL TERRITORIO E
DELL’AMBIENTE
Via Ugo La Malfa, 169    
90146 - Palermo
tel.: 091 7077870 - fax: 091 7077963


AL DIRIGENTE GENERALE DEL
DIPARTIMENTO AMBIENTE  DELL’A.R.T.A.
Dott. Gaetano Gullo
Via Ugo La Malfa, 169    
90146 - Palermo
091 7077807 - 091 7077223 Fax: 091 7077294

ALLA
PROCURA DELLA REPUBBLICA
C/O
TRIBUNALE DI PALERMO
PIAZZA
V.E. ORLANDO 1
90138
PALERMO

Comado Carabinieri Tutela per l'Ambiente
Nucleo Operativo Ecologico
Piazza Principe di Camporeale 64
90100 PALERMO
tel. 091/6788076, Fax 091 515142  

Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio
c.a. Giampiero Trizzino
fax 0917054564


Oggetto:
OSSERVAZIONI  –  Procedimento di rinnovo Autorizzazione
Integrata       Ambientale della
Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine




Con
riferimento, alla pubblicazione del giorno 8 agosto 2014, apparso sul sito dell’A.R.T.A.
dipartimento: “Avviso pubblico procedura di rinnovo aia per cementeria Italcementi di
Isola delle Femmine (ex comma 3, art 29-quater, d.lgs. 152/06 e s.m.i.) “
     (vedi
allegati 1 e 2  )   
il
Comitato Cittadino  Isola Pulita di Isola
delle Femmine, associato a Legambiente, formula le seguenti osservazioni:

1.  
Il Comitato rileva innanzitutto la nullità del DRS 683 del 18 luglio
2008 in quanto emanato da soggetto che non ne aveva titolo.
L’ing.
Vincenzo Sansone, firmatario del provvedimento, non era di fatto il dirigente
responsabile del Servizio  VIA-VAS poichè
il decreto del Dirigente Generale pro tempore che ne approvava il contratto di
lavoro fino al 16 dicembre 2008 è datato 17 dicembre 2008 (DDG n. 1474), cioè
risulta essere stato adottato 5 mesi dopo l’autorizzazione concessa dall’ing.
Sansone alla Italcementi.
     
Nel citato DDG l’arch. Tolomeo fa riferimento alla nota a sua firma, DTA
n. 17818 del 29 febbraio 2008, con la quale avrebbe affidato all’ing. Sansone
l’incarico di responsabile del Servizio.
       E’ persino superfluo evidenziare che
l’affidamento (o attribuzione) di un incarico dirigenziale non può avvenire con
una semplice nota ma esclusivamente con un apposito provvedimento. Altrettanto
dicasi nel caso di proroga, in quanto, per la gerarchia degli atti
amministrativi, essa può avvenire con un provvedimento di pari livello della
precedente attribuzione, giammai con una nota.
     
Sarebbe come concedere o prorogare una autorizzazione, p.e. alle
emissioni in atmosfera, un AIA, ecc., con una nota e non con un provvedimento
specifico.
     
A tal proposito, il Comitato rileva che deve presumersi che sia il dirigente
generale arch. Pietro Tolomeo che l’ing. Sansone non potessero ignorare, per
manifesta evidenza, l’illegittimità di una procedura e di una nomina del tutto
irregolare, non valida e, di conseguenza, priva di  ogni efficacia amministrativa.
     
Ma c’è anche di più.
     
Nella nota n. 17818 l’arch. Tolomeo motiva la procedura adottata
richiamando l’art. 36, comma 9, del CCRL dell’area della dirigenza.
     
Si tratta di un richiamo del tutto improvvido che contraddice
completamente il suo stesso operato, in quanto il comma 9 recita “Nelle ipotesi in cui non vi siano modifiche
della struttura né motivi che giustifichino eventuali rotazioni o comunque il
mancato rinnovo del contratto, e non vi sia una valutazione negativa
dell’operato del dirigente, allo stesso deve essere garantita la stipula di un nuovo contratto
individuale senza soluzione di continuità per l’azione amministrativa e gestionale
entro e non oltre i successivi trenta giorni
”.
     
Ne consegue che l’arch. Tolomeo ha operato anche in palese violazione
del CCRL dell’area della dirigenza e che il conferimento dell’incarico all’ing.
Sansone è avvenuto in modo irregolare, illegittimo e non retrodatabile, tutte
ragioni per cui, in ogni caso, l’ing. Sansone alla data di emanazione del DRS
n. 693, il 17 luglio 2008, non aveva il titolo né il potere occorrenti a
formalizzare il provvedimento dell’AIA.      
   
2.  
Stanti i rilievi di nullità sollevati al punto 1) il Comitato potrebbe
anche esimersi da ulteriori considerazioni. Cionondimeno, la presunta
autorizzazione e l’attuale avvio della procedura del suo preteso “rinnovo” si
prestano a far eccepire altri motivi di irregolarità anch’essi di manifesta
evidenza.
      a)
L’art. 6 del DRS n. 693 prevedeva che “Il
provvedimento definitivo sarà subordinato alle risultanze della visita di
collaudo. Gli enti preposti al controllo esamineranno in quella sede le
risultanze della suddetta visita e potranno, se ritenuto necessario, modificare
le condizioni e prescrizioni autorizzative
”.
      L’art
7 precisava che “L’Autorizzazione
Integrata Ambientale viene subordinata al rispetto delle condizioni e di tutte
le prescrizioni impartite dalle competenti attività intervenute in sede di
conferenza dei servizi…che fanno parte integrante e sostanziale del presente
decreto…
”. Nelle pagg. 4-11 venivano specificati le “Prescrizioni relative alle attività di recupero di rifiuti come materie
prime
”, i “Limiti alle emissioni”,
le “Prescrizioni relative all’impianto”,
le “Prescrizioni relative ai combustibili
utilizzati ed ai consumi energetici
“, le “Prescrizioni relative ai rifiuti prodotti “ e le “Prescrizioni relative alle attività di
monitoraggio (Piano di monitoraggio e controllo)
”. Veniva fatto obbligo
all’azienda di procedere “entro 24 mesi dal rilascio
dell’autorizzazione
alla
conversione tecnologica (“revamping”) dell’impianto con il completo
allineamento alle Migliori Tecnologie Disponibili previste per il settore del
cemento
…”, ma nel caso del mancato “revamping” “…comunque adeguare l’impianto esistente alle M.T.D. attraverso i
seguenti interventi”
[quelli sopra specificati].
      Tuttavia,
alla scadenza dei 24 mesi risulta che nessuna delle autorità preposte si è
premurata di  adempiere agli obblighi
discendenti dalle prescrizioni di propria competenza contenute nel DRS n. 693

al fine di rendere definitiva o meno l’autorizzazione.
      b)
Il 9 giugno del 2011, a distanza di 36
mesi
e cioè con un anno di ritardo, il Servizio 1, riconoscendo che “il decreto prevedeva condizioni e
prescrizioni da attuare con scadenze temporali…da effettuarsi entro 24 mesi dalla data di rilascio
”,
teneva la riunione di un tavolo tecnico “al
fine di verificare se la società Italcementi ha provveduto a dare corso alla
attuazione delle prescrizioni contenute nel decreto di riferimento
”.
      Dalla
lettura del verbale risulta che, ad eccezione della Italcementi che dichiara di
operare nel rispetto delle prescrizioni previste dall’autorizzazione,
inspiegabilmente nessuna delle autorità competenti alle verifiche si pronuncia
nel merito, p.e. sugli interventi strutturali, limitandosi la discussione solo
ad alcuni aspetti relativi al monitoraggio delle emissioni ed al posizionamento
delle centraline di rilevamento degli inquinanti.
      Quindi,
il dato che se ne trae e che dopo 36 mesi dal rilascio del provvedimento AIA
restavano privi di ogni verifica quei presupposti e quelle prescrizioni che
avrebbero dovuto rendere valida e definitiva l’autorizzazione
.   

      Da allora ad oggi, cioè a distanza
complessiva di 6 anni dal DRS n. 693, la situazione, come è noto e come risulta
agli atti, è rimasta del tutto invariata: ai rilievi di nullità del
provvedimento si somma anche la mancanza di validità di merito, in quanto nulla
è dato a sapere circa il rispetto di tutte le prescrizioni che avrebbero dovuto
essere rispettate dall’Italcementi nei termini di 24 mesi dalla data di
emanazione dell’autorizzazione.

     
Questo Comitato, pertanto, nel sottolineare l’inspiegabile comportamento
degli enti deputati al controllo di attuazione del DRS n. 693, fa presente che
mancano del tutto i presupposti per procedere al rinnovo di una autorizzazione
da considerarsi, in primis, di per sé
inesistente e, eventualmente, non più valida almeno dal luglio del 2010.

       Alla luce delle superiori
considerazioni, questo Comitato ritiene inattuabile la procedura di  rinnovo essendo, invece, necessaria
un’autorizzazione ex novo.
     
    
         Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE
           GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com
           SITO:

           http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/







All’Assessore Regionale del
Territorio e dell’Ambiente

Al Dirigente Generale
Dipartimento Ambiente  .

Al Servizio 1
        Dipartimento Ambiente   

p.c.
Al Presidente della Regione

Alla Procura della
Repubblica
Tribunale di Palermo

Al Comando Carabinieri NOE

Al Presidente della IV
Commissione
Ambiente e Territorio

Al Comune di Isola delle
Femmine

Al Comune di Capaci
          ambiente.comunecapaci@pec.it   


Oggetto:VIOLAZIONE NORMATIVA SUL DIRITTO DI  PARTECIPAZIONE DEL COMITATO CITTADINO ISOLA
PULITA SEZIONE LEGAMBIENTE, PORTATORE DI INTERESSI PUBBLICI  (TAVOLO TECNICO DEL 20 NOVEMBRE 2014 SERVIZIO
1 VIA VAS TENUTOSI IN ASSESSORATO) NEL PROCEDIMENTO DI CONCESSIONE A.I.A. ALLA
DITTA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


Il
sottoscritto, Giuseppe Ciampolillo, coordinatore del Comitato Cittadino Isola
Pulita sezione Legambiente, in riferimento al procedimento per la concessione
dell’autorizzazione in oggetto, fa presente quanto segue:

  • il
    giorno 22 luglio 2014 il Servizio 1 del D.R.A.- ARTA convocava un incontro
    informativo, definito “avvio del procedimento” riguardante il “rinnovo”
    A.I.A. - Italcementi sito di Isola delle Femmine – ex art 29 octies del
    D.Lgs 152/06 e s.m.i., D.R.S. del 18.07.2008; in detta sede questo
    Comitato, regolarmente invitato, rappresentava una serie di osservazioni
    sia sul rilascio dell’autorizzazione (ritenuta irregolare perché
    rilasciata da soggetto che a quella data non ne aveva titolo) che sui
    successivi adempimenti e controlli da parte degli Organi preposti
    (ritenuti mancanti nei tempi e nei modi previsti dall’autorizzazione), il
    tutto meglio specificato nel relativo verbale che si richiama
    integralmente e che si allega; il Comitato formulava, altresì, la
    richiesta di esame dei rapporti dei sopralluoghi effettuati dall’ARPA nel
    periodo 2009-2013;
  • il
    giorno 8 agosto 2014 sul sito web dell’ARTA veniva pubblicato l’Avviso pubblico procedura di rinnovo AIA per Cementeria
    Italcementi di Isola delle Femmine (ex comma 3, art. 29-quater, D.Lgs.
    152/06 e ss.mm.ii.);
  • il
    giorno 2 settembre 2014 questo Comitato inviava al Servizio 1 (per
    conoscenza anche a  numerosi altri
    indirizzi istituzionali, nonché al Comando CC del NOE ed alla Procura
    della Repubblica di Palermo) le proprie osservazioni, corredate da
    numerosi allegati, cui si rimanda integralmente, dove ribadiva, con ulteriori
    dettagli, le problematiche già sollevate nell’incontro del 22 luglio; da allora nulla veniva più comunicato
    sul procedimento a questo Comitato
    ;
  • il
    giorno 04/03/2015, a seguito di richiesta di accesso agli atti del
    04/03/2015 presso il Servizio 1, si apprendeva che il 20 novembre 2014
    (nota di convocazione n. 52367 del 12 novembre del Servizio 1) si era
    svolto un Tavolo tecnico nell’ambito del suddetto procedimento, a cui,
    inspiegabilmente, non era stato
    invitato
    questo Comitato e ciò nonostante che la predetta convocazione
    facesse esplicito riferimento alle proprie osservazioni formulate
    nell’incontro del 22 luglio (“in
    riscontro alle richieste formulate nel corso dello stesso incontro dal
    dott. Gioacchino Genchi n.q. di consulente tecnico del Comitato Cittadino
    di Isola Pulita”
    );

Il
Comitato, giusto alla luce di quanto rappresentato, in primis gli appunti mossi nei confronti del D.R.S. 693/08 e sugli
atti consequenziali connessi,  ritiene
che la  mancata convocazione al Tavolo
tecnico costituisce una palese limitazione al diritto di partecipazione al
procedimento amministrativo in corso, se non una specifica violazione, in danno
di chi, come il Comitato, è parte rappresentativa di interessi diffusi della
cittadinanza;

Il
Comitato, pertanto, avanza diffida a rendere nulla la riunione tenutasi il 20
novembre ed ogni altro atto sequenziale, chiedendo, al contempo, la sua
tempestiva riconvocazione, considerato peraltro che i termini di chiusura del
procedimento appaiono già superati.
 
Il
Comitato fa riserva, ove non dovesse ricevere riscontro entro sette giorni
dalla presente, di rivolgersi alla Autorità Giudiziaria. 

          Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE    GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com

n.b.
si allega
: Osservazioni
a cura del Comitato Cittadino Isola Pulita rinnovo A.I.A. Italcementi Inviate
con posta certificata il giorno 2 settembre 2014



Isola
delle Femmine 7 aprile 2015 






Al Dirigente Generale
Dipartimento Ambiente

Al Servizio 1
  
     Dipartimento Ambiente    

All’Assessore Regionale del Territorio
e dell’Ambiente

p.c.                                                        
Al Presidente della Regione

Alla Procura della Repubblica
Tribunale di Palermo

Al Comando Carabinieri NOE

Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio

Al Comune di Isola delle Femmine

Al Comune di Capaci
          ambiente.comunecapaci@pec.it
   



Oggetto:
VIOLAZIONE
NORMATIVA SUL DIRITTO DI  PARTECIPAZIONE
DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SEZIONE LEGAMBIENTE, PORTATORE DI INTERESSI
PUBBLICI  (TAVOLO TECNICO DEL 20 NOVEMBRE
2014 SERVIZIO 1 VIA VAS TENUTOSI IN ASSESSORATO) NEL PROCEDIMENTO DI
CONCESSIONE A.I.A. ALLA DITTA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


In riferimento al rapporto del
Servizio 1 VIA-VAS n. 19382 del 24 aprile u.s., di pari oggetto, trasmesso dal
DG del Dipartimento Ambiente, con nota n. 21908 dell’11 maggio u.s., questo
Comitato rileva quanto segue :

  • si premette, innanzitutto, che i 180 giorni per la
    conclusione del procedimento A.I.A dell’Italcementi del Comune di Isola
    delle Femmine, avviato il 22 luglio 2014, sono scaduti da oltre 120 giorni, senza che all’orizzonte sembra
     intravedersene soluzione. Ciò
    comporta che l’Italcementi, per i ritardi che codesta Amministrazione ha
    già accumulato e continua ad accumulare, opera da svariati mesi in una
    sorta di proroga informale della precedente autorizzazione, per di più di
    un’autorizzazione sulla cui legittimità questo Comitato ha sollevato da
    anni pesanti riserve. Come è noto dagli atti di codesto Dipartimento, il
    firmatario, ing. Vincenzo Sansone, aveva l’incarico di responsabile del
    Servizio VIA-VAS ed il relativo contratto di lavoro scaduti da oltre 7
    mesi, pertanto non era titolato a rilasciare l’autorizzazione; sarebbe poi
    stato rinominato nel dicembre successivo, cioè dopo 4 mesi dalla firma,
    con una nomina, in presunta sanatoria, fino al giorno precedente, perché
    il giorno successivo veniva nominato in un altro Servizio del
    Dipartimento; su tale incredibile pateracchio amministrativo questo
    Comitato ha già prodotto la relativa documentazione. E’ opportuno
    ricordare anche che il responsabile del procedimento di quell’A.I.A. era
    l’arch. Gianfranco Cannova, assurto alle cronache giudiziarie per vicende
    giudiziarie legate ad autorizzazioni similari del Servizio VIA-VAS, il
    quale appare strano che non potesse non avere conoscenza della anomala posizione
    del suo “capo Servizio”. Di tali singolari fattispecie il rapporto del
    Servizio 1 non fa il minimo cenno;
  • appaiono incomprensibili le giustificazioni addotte
    sulla mancata convocazione del 20 novembre  di questo Comitato riguardo a quello che
    il Servizio 1 definisce per un verso “tavolo
    tecnico
    ” e per altro verso un “mero
    incontro informativo/consultivo
    ”, il cui tema di discussione era proprio
    una delle obiezioni più critiche sollevate da questo Comitato, cioè “le
    mancate verifiche circa l’ottemperanza o meno alle prescrizioni dettate
    dal D.R.S. n. 693/08”. Il Servizio 1 si è arrogato la responsabilità, non
    prevista da alcuna legge, di escludere da una riunione, parte integrante
    del procedimento unico dell’A.I.A.,
    un soggetto titolato alla partecipazione quale il Comitato, le cui
    osservazioni erano e restano di carattere tecnico forse ancor più che di
    ordine amministrativo. Appare persino superfluo ricordare che le norme sul
    procedimento amministrativo prevedono espressamente con l’istituto delle
    conferenze dei servizi la partecipazione dei soggetti abilitati e non già tavoli
    o incontri paralleli ed extra da cui possano arbitrariamente essere
    inclusi alcuni ed esclusi altri; nel rapporto del Servizio 1, a mo’ di
    giustificazione, invece, si arriva addirittura ad affermare che il c.d.
    incontro “esula dagli scopi dello
    stesso
    (procedimento”) ! 
  • riguardo le centraline di monitoraggio, che erano
    una delle tante prescrizioni previste nel citato D.R.S. 693/08 e che
    sembrerebbero diventate ad oggi l’unico argomento di discussione, questo
    Comitato richiama ancora una volta alla memoria che esse avrebbero dovuto
    entrare in funzione entro il mese
    di luglio del 2010
    , mentre a
    distanza di quasi 5 anni (oltre 1760 giorni) non sono ancora attive
    e
    se ne sta seraficamente a disquisire. Ciò ha comportato e continua a
    comportare il mancato monitoraggio in continuo delle immissioni degli
    inquinanti dell’Italcementi, vale a dire il mancato controllo del loro potenziale
    impatto sulla salute della popolazione di Isola e dei Comuni del
    circondario, fattispecie, questa, che il Comitato ritiene di assoluta
    gravità e responsabilità per i soggetti istituzionali che non hanno
    operato come dovuto. Anche di questi aspetti il rapporto del Servizio 1
    non fa il minimo cenno;    
  • infine, ferme restando tutte le osservazioni e
    riserve formulate in precedenza riguardo all’ottemperanza o meno delle
    prescrizioni dettate dal D.R.S. 693/08, questo Comitato, giusto in riferimento
    al c.d. “tavolo tecnico”, chiede
    al Servizio 1 di voler comunicare quanti controlli senza preavviso,
    finalizzati al campionamento ed alla determinazione analitica degli
    inquinanti sulle emissioni convogliate e diffuse dell’Italcementi (con i
    relativi referti), gli risultano effettuati direttamente dall’ARPA nel
    periodo 2009-2015, poco importando gli autocontrolli programmati
    dall’Italcementi cui ha eventualmente presenziato l’Agenzia.

Il Comitato ribadisce, pertanto,
che la  mancata convocazione al tavolo
tecnico costituisce una palese limitazione al diritto di partecipazione al
procedimento amministrativo in corso, se non una specifica violazione, in danno
di chi, come il Comitato, è parte rappresentativa di interessi diffusi della
cittadinanza.

Conferma altresì che detta riunione
debba ritenersi nulla come ogni eventuale altro atto sequenziale,  torna a sollecitarne la sua tempestiva
riconvocazione e, stante che i termini
di chiusura del procedimento sono già stati superati da oltre 4 mesi
,
chiede i motivi per cui non è stata finora applicata la procedura dell’intervento
sostitutivo, gerarchicamente superiore, come espressamente previsto dalla
normativa vigente (art. 2, commi 9, 9bis,
9ter, L. 241/90), potendosi
configurare la duplice ipotesi di responsabilità sia per la violazione della
normativa suddetta sia per l’improprio vantaggio che viene a determinarsi per
l’Italcementi che continua ad usufruire dell’autorizzazione scaduta e delle
prescrizioni inottemperate.
 
Il Comitato fa riserva, ove non dovesse
ricevere riscontro entro sette giorni dalla presente, di chiedere l’intervento
dell’Autorità Giudiziaria. 

          Comitato
Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE    GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com

Isola delle Femmine 30 maggio 2015



n.b. la presente annulla e sostituisce la precedente pec inviata il 29
maggio 2015 alle ore 15,53 da questo medesimo indirizzo  




Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e
Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza,
per inosservanza prescrizioni,  decreto
693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la
presente intende ribadire  quanto
dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1°
Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato,
avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la
procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I
cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle
autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica
autorizzazione tenendo
conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di
raggiungere l’obiettivo di un elevato 
livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione
delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida
redatte per conto della Commissione
della Unione Europea ed a  livello
nazionale) atte a
ridurre gli impatti
ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata
di vita tecnica dell’impianto, la
previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove
necessario, a raggiungere
prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi
per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni,
scarichi, rumore, ecc) che tengano
conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche
ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti
limiti inferiori
a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle
prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali
siano tali da renderle necessarie.
d) La individuazione di dettaglio
di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti
preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche
modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili
individuate per l’impianto
.
Preso atto dell’istanza
presentata, dalla  Italcementi datati
3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed
ammodernamento tecnologico dell’impianto.

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della
Conferenza dei  Servizi la Italcementi
faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del
pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la
Italcementi aveva presentato  il
3.11.2006

Preso atto che il 29
agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il
“Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing
Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità
competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso
l’impianto  congiuntamente con gli enti
che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla
comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di
verifica  la attuazione delle
prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a.
è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di
progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato
al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle
competenti autorità intervenute  in sede
di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno
parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data
di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le
prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili,
dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in
conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda
di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla
conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento
alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale
miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento
dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo).
Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica  l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare
un sistema di abbattimento delle  polveri
che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello
emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito
e diffida  a provvedere con istanza in
autotutela, inviato con Raccomandata 
R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011
al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA.
Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi
i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi
S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale
Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad
uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità
per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente
inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità
anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti
sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute
dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia
effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte
nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata
comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale
relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla
cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte
dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la
stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la
comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del
cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente
costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che
obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività
di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso
e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita
gli  Enti in indirizzo, per le competenze
che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o
revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18
luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine
previsto dalla stessa  e/o per gli altri
motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di
adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto
dell’A.I.A.



Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13


90040 Isola delle Femmine




CIRCOLARE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA DURATA PROCEDIMENTO CONCESSIONE AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE 








Choc inquinamento a Taranto «Sterile una coppia su quattro e danni per tre generazioni»

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sabato 26 settembre 2015

Rifiutiamo i Rifiuti: Valle del Mela, la battaglia contro l'inceneritore...




Valle del Mela, la battaglia contro l'inceneritore  Dieci volte più grande di quelli voluti dalla Regione 

FABIO BONASERA 26 SETTEMBRE 2015


CRONACA  Edipower vuole riconvertire la centrale termoelettrica di S. Filippo del Mela in un termovalorizzatore da 500mila tonnellate di rifiuti l'anno. Per farlo funzionare servirebbe una differenziata tra il 45 e il 65%. Ma una larga parte della popolazione dice no. «Il vero profitto sarà assicurato dai milioni di contributi pubblici»

Un termovalorizzatore da oltre 500mila tonnellate di rifiuti l’anno, destinato a servire le province di Messina, Catania ed Enna. Questo, il polo delle energie rinnovabili che Edipower intende ricavare dalla riqualificazione della centrale termoelettrica di San Filippo del Mela. Generando il malcontento di una buona fetta della popolazione locale che, come annunciato dal comitato No inceneritore del Mela, alle 15.30 di domani, domenica 27 settembre, a un anno dal rogo della Raffineria di Milazzo, sfilerà in corteo lungo la statale 113, all’altezza di Archi.

La protesta è indetta in una zona in forte emergenza ambientale e sanitaria. Qui hanno sede la raffineria e la centrale termoelettrica che dà lavoro a circa 200 persone. In cantiere, pure l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, della Terna. Proprio la concorrenza di quest’ultimo ha suggerito a Edipower la riconversione, «garantendo la prosecuzione nel mercato dell’energia elettrica e contribuendo alla chiusura del ciclo dei rifiuti, minimizzando il ricorso alla discarica in accordo al piano regionale di gestione dei rifiuti 2012 della Regione Sicilia». Così, si legge nel progetto che, dallo scorso 18 settembre, è in attesa di valutazione di impatto ambientale (Via) da parte del ministero dell’Ambiente. I termini per la presentazione delle osservazioni scadranno il 21 novembre. La progettazione definitiva è consultabile pure al ministero dei Beni culturali, alla Regione, alla Provincia di Messina e al Comune di San Filippo del Mela.

L’impianto di valorizzazione energetica di Css (combustibile solido secondario, materiale di scarto della differenziazione) verrà realizzato all’interno dell’area da 540mila metri quadrati della centrale termoelettrica a olio combustibile ad alto tenore di zolfo di Archi Marina, all’interno del consorzio Asi di Messina, sul litorale est di Capo Milazzo. «Trattandosi di un rifiuto speciale, per il Css non ci sono vincoli al bacino di approvvigionamento», si legge nel progetto. Annualmente, si prevedono 510mila 545 tonnellate di rifiuti (quasi dieci volte la portata dei sei piccoli inceneritori auspicati da Rosario Crocetta in Sicilia), conferiti tramite trasporto su gomma, in un raggio di circa 200 chilometri. Quindi, dalle province di Messina, Catania ed Enna. Perché vengano rispettati questi criteri, è necessaria una raccolta differenziata tra il 45 e il 65 per cento. Valori ancora lontani dalla realtà, in Sicilia, ferma al 10 per cento.
Secondo Edipower, la riqualificazione «garantirà consistenti riduzioni delle emissioni in atmosfera». Dell’85 per cento per gli ossidi di zolfo, del 23 per quelli di azoto, del 73 per l’anidride carbonica. «La mancata realizzazione impedirà di diminuire le emissioni di inquinanti e di salvaguardare l’occupazione». Di parere diametralmente opposto il comitato No inceneritore del Mela che raccoglie, tra gli altri, associazioni come Rifiuti zero Sicilia e Zero waste Europe. «Nella loro indagine – afferma uno dei membri, Samadhi Lipari– non si fa menzione alcuna di micro inquinanti come diossine, metalli pesanti, nano polveri. Quello che si vuole realizzare è peggiore di un normale termovalorizzatore, per via della maggiore concentrazione di plastica e derivati petroliferi da bruciare».
Lipari ricorda che «per la combustione, il Css va associato all’olio combustibile (già usato per la centrale termoelettrica ndr) o al carbone, il cui uso nella valle del Mela è in contrasto con l’esito di un referendum locale del 1989». Risibili, secondo il comitato, i benefici che la riqualificazione comporterebbe: «Si produrrebbe solo il 5 per cento di energia elettrica. Circa 170 mega watt l’ora contro gli attuali mille duecento. Il vero profitto sarà assicurato dai milioni di euro di contributi pubblici derivanti dalla legge sul conto energia. Di contro, aumenta la spesa sanitaria a causa dell’alto tasso di malattie oncologiche che si registrano in un raggio di 30 chilometri dagli impianti». Danni anche alle attività produttive alternative, come «l’agroalimentare e il turismo», secondo Lipari. Mentre i 150 posti di lavoro sottoscritti con i sindacati si vedranno solo dal 2019: «Posti che si possono attivare prima, facendo consorziare i Comuni della zona, puntando sulla differenziata porta a porta e la biostabilizzazione». Problemi anche al traffico stradale: «Per conferire i rifiuti si prevede un camion ogni sette minuti. Non si risolve nemmeno il problema delle discariche, perché è contemplato lo stoccaggio pre combustione e quello delle ceneri pericolose, il 30 per cento delle oltre 500mila tonnellate di Css programmate». Riqualificazione sconsigliata, infine, poiché per decreto regionale «l’area è a elevato rischio ambientale mentre San Filippo e Milazzo sono siti di interesse nazionale per le bonifiche».
Impianto di valorizzazione energetica di CSS (Combustibile Solido Secondario) da realizzarsi nella Centrale Termoelettrica esistente di San Filippo del Mela (ME)







Documentazione


Documentazione depositata per la partecipazione del pubblico

  • Avvisi al Pubblico
  • Elaborati di Progetto
  • Sintesi non Tecnica
  • Relazione paesaggistica

(n.119) Documenti procedura di Valutazione Impatto Ambientale avviata in data 18/09/2015


 IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME


A sua eccellenza il prefetto di Siracusa


Al portavoce M5s
Commissione Ambiente della camera dei deputati on. Claudia Mannino



Al portavoce M5s
Commissione Affari sociali e Sanità della camera dei deputati on. Giulia Grillo



All'assessore regionale all'Ambiente Maria Rita Sgarlata


All'Assessore regionale alla Sanità Rita Borsellino


Al presidente IV Commissione Ambiente Ars Giampiero Trizzino


Al portavoce M5s Commissione Antimafia Ars on. Stefano Zito


Ai sindaci del quadrilatero industriale: Rizza, Palmeri, commissari di Augusta


Alla procura di Siracusa


Alle procure antimafia
Palermo



Alla corte dei conti





Alla comunità Europea




Il 15 aprile dello scorso 2013 una delegazione del movimento 5 stelle di Siracusa, Melilli, Priolo, Augusta, guidata dalla dott.ssa Mara Nicotra, ricercatore esperto in problematiche ambientali della IV Commissione Ambiente M5S Siracusa, incontra il presidente della IV Commissione Ambiente dell'Ars Giampiero Trizzino (M5S) per attenzionare l'inquinamento industriale dell'aria siracusana di natura delle raffinerie.


La Nicotra spiega a Trizzino, con dati scientifici alla mano, che taluni degli inquinanti emessi in atmosfera dalle industrie petrolchimiche ed immessi nell’aria ambiente, anche potenzialmente ad attività cancerogena con possibili conseguenti effetti sulle comunità limitrofe alla fonte di emissione, non sono normati dall'attuale decreto nazionale (155/2010) sulla qualità dell'aria ambiente.


Tra l’altro, parte di essi vengono emessi nel corso degli sfiaccolamenti continui delle torce degli impianti, le quali, ben visibili anche a distanza, restano accese senza apparente motivo data la loro funzione di sistemi di sicurezza. Da ciò deriva la necessità che nelle aree industriali oltre ai classici inquinanti dell’aria ambiente urbana, come NOx e SO2, assumono particolare incidenza anche altre sostanze, tipo benzene “orario”, acido solfidrico, specifici idrocarburi non metanici e mercaptani, abbondantemente presenti, ogni ora del giorno, come ampiamente rilevato, nelle aree a rischio siciliane.


Il problema non sta ovviamente nella predisposizione di qualche decreto, spiega Gioacchino Genchi, chimico già dirigente del Servizio “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del dipartimento ambiente della regione siciliana – come si ricorderà rimosso dall’incarico per non aver, tra l’altro, concesso la realizzazione di un mega inceneritore (500 mila tonnellate) che doveva sorgere a Punta Cugno dentro lo stabilimento Enel Augusta, accanto ad altri 4 grandi impianti di combustione, Gespi, Oikothen, Buzzi, Unicem, ma nella assenza totale di un piano complessivo di risanamento ambientale, nonostante che nel 1995 fossero stati predisposti i piani per le aree a rischio di Siracusa e Gela ed il Ministero dell’Ambiente avesse stanziato per essi 100 e 40 miliardi di lire, il cui utilizzo rimane ancora “materia oscura”.


Analoga è la situazione per la terza area della regione dichiarata a rischio nel 2002 che comprende i 6 comuni del Comprensorio del Mela. In questo caso il piano di risanamento non è mai stato redatto ed i 7.500.000 euro stanziati dall’ARTA per il piano e gli interventi formano anch’essi “materia oscura”.


Nel 2007, invece, l’ARTA approva con un decreto assessoriale un c.d. piano regionale di risanamento ambientale dell'aria, che alla prova dei fatti risulta il frutto di un copia incolla dell’omologo della regione Veneto (peraltro già bocciato dalla Commissione Europea) e di numerosi altri documenti. Si apre un putiferio mediatico, partono le inchieste, ma il piano è ancora, incredibile ma vero, sul sito web dell’ARTA, nonostante le numerose audizioni e processi in atto, che confermano l'irresponsabilità dei soggetti controllori.
Su questa vicenda il deputato all'Ars (M5S) Stefano Zito presenta 2 interrogazioni parlamentari e in un tavolo prefettizio dichiara che nel quadrilatero siracusano oltre ad non esserci i dovuti controlli negli impianti, carenti e poco attendibili sono le centraline sulla qualità dell'aria, considerato che su 365 giorni l’anno funzionano forse per la metà..


Si evidenzia anche il grande conflitto di interessi che esiste tra ASP-industrie e comuni del quadrilatero industriale siracusano. Nel senso che non solo manca una normativa ad hoc riguardante l'inquinamento industriale dell'aria che si respira, ma i comuni consentono ancora all'industria, attraverso il Cipa (Consorzio per la protezione Ambiente degli industriali), di stare all'interno di una rete di rilevamento pubblica attraverso un protocollo di intesa istituito nel 2005 per contrastare tale inquinamento. 



Ci chiediamo: è normale che chi deve essere controllato diventi controllore di se stesso? 



E’ normale che l'industria attraverso il Cipa, il cui presidente è anche il coordinatore del registro tumori della Sicilia orientale, debba controllare la qualità dell'aria delle centraline della provincia alla stessa stregua di una Arpa, che è l’organo di controllo istituzionale? Ma allora è per questo motivo che l'Asp Siracusa non fa correlazioni tra il dato ambientale e patologie tumorali nonostante Arpa e provincia inviano loro i dati degli inquinanti petrolchimici non normati ma comunque rilevati?


Ma come fanno i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria a non intervenire quando si verifica un picco orario di benzene (ben noto cancerogeno) o quando sanno chi delle industrie ha causato l’incidente o emesso sostanze chimiche maleodoranti?


Come fanno a tacere e non intervenire sapendo che la gente del quadrilatero sta morendo di cancro? Ma perché ogni qualvolta che si registra uno sforamento di PM10 subito scatta l’allarme e invece per il benzene, l’H2S e gli idrocarburi non metanici, mai?


Non è mai avvenuto neanche quando esisteva il decreto regionale 888/17 detto “codice di autoregolamentazione”, che avrebbe dovuto far abbassare alle aziende l’emissioni di idrocarburi non metanici ogni qualvolta superavano 200 ug/m3 ogni 3 ore. Ma questo limite era vincolato all’Ozono, quindi il tutto si attribuiva allo smog urbano. In ogni caso tale decreto non ha mai funzionato!


Ma chi sono i Sindaci? Politici alla stessa stregua di tutti gli altri che occupano posti di governo o di opposizione a Palermo e a Roma e che fino ad oggi non hanno mosso un dito per risolvere il problema. Dallo stato dell’arte emerso dai dati dello scorso convegno del 25 luglio possiamo ancora fidarci della politica?
Vorremmo dire di si, ma abbiamo perso ogni speranza, ed allora riversiamo tutta la nostra aspettativa verso le Procure, e già un primo segnale forte lo abbiamo ottenuto. Non a caso il 25 luglio al convegno abbiamo avuto l’onore e il piacere di vedere la presenza del dott. Francesco Paolo Giordano, procuratore capo della procura del tribunale di Siracusa che ascoltava le relazioni scottanti dei nostri relatori, ove emergevano situazioni veramente drammatiche, come ad esempio il caso per cui ogni ora del giorno si registrano concentrazioni cancerogene di benzene soprattutto a Priolo.


Si evidenziano i giorni: 25 dicembre 2009 ove la popolazione priolese è stata costretta a respirare per ben 15 ore consecutive oltre 450 ug/m3 di benzene e l'8 marzo 2013 per la festa delle donne in cui si riscontrano oltre 700 ug/m3 di benzene per 19 ore consecutive (Nicotra, 2014-Che aria tira nel quadrilatero siracusano? Un decreto per normare-pubbl. Convegno 25 luglio Siracusa).


Ci viene di affermare che questo è un omicidio se ci dovesse venire un cancro (cit. Don Palmiro Prisutto), poiché la soglia cancerogena espressa dalla letteratura scientifica non deve superare 260 ug/m3 di benzene al giorno che equivale ad una soglia bassa di benzene di 0,26mg/m3 (Crum & Allen 1984; Paxton et al. 1994) .


La conferma che esiste un nesso tra cancro e inquinamento industriale è stato il tema della relazione del prof. Burgio dell’ECERI.


Queste sostanze, a Priolo, tra l’altro, sono presenti contemporaneamente nelle stesse ore del giorno ad altri composti tossici e odorigeni, quali l’idrogeno solforato e talune classi di idrocarburi non metanici. Stessa situazione si riscontra ad Augusta, Melilli e Belvedere.


Dalla correlazione dei dati monitorati in ciascuna di queste stazioni viene fuori che all'aumentare dell'H2S aumentano in modo esponenziale anche gli idrocarburi non metanici, mentre, a Melilli, a differenza di Priolo, all'aumentare del benzene aumenta in modo esponenziale l'H2S.


Tali dati vengono confermati in maniera ancora più incisiva dal direttore dell'Arpa Siracusa dott. Gaetano Valastro, il quale, da relatore anch'egli al convegno, ha anche lamentato che ogni anno alla struttura vengono diminuite sempre più risorse umane e finanziarie.


Sarà un caso?


Ci chiediamo:



voluto da chi?


Perché la regione siciliana non è intervenuta negli anni sugli aspetti gestionali dell’ARPA?


Perché l’ARTA non ha esercitato, come dovuto, la vigilanza sull’operato dell’ARPA, sulla deriva dei controlli ambientali, ecc. , che via via ne hanno depotenziato le già limitate attività a tutto vantaggio dei “controllati”?


In un documento Arpa (vedi allegato) pervenuto all’Assemblea Regionale Siciliana su richiesta dell’on. Angela Foti della IV Commissione Ambiente emerge che il benzene nelle stazioni industriali siracusane supera quasi sempre il limite annuale che è 5 ug/m3 (decreto 155/2010).


Se così è, allora come si spiega che il prof. Sciacca presidente Cipa e del registro tumori di mezza Sicilia possa affermare che l’aria della zona industriale di Priolo, Melilli e Augusta è OK? 



Che le polveri sottili derivano dal deserto e che tumori derivano dai metalli pesanti dell’Etna?


Non vi sembrano queste affermazioni offensive per il “POPOLO INQUINATO”?


Ad Augusta Don Palmiro Prisutto ogni 28 del mese celebra una messa funebre ricordando quanti giovani e bambini muoiono per cancro. Don Palmiro sta dimostrando che ogni 2 decessi uno è morto per cancro.








 






Il 18 maggio 2013 Melilli (SR) viene invasa dall’ennesima nube tossica di mercaptani L'odore nauseabondo già ad una concentrazione di oltre 20 ug/m3 dalle ore 12 alle ore 22:30 circa, infastidisce parecchi residenti e come al solito le industrie del petrolchimico siracusano davano come risposta al prefetto e al sindaco di Melilli Pippo Cannata "qui tutto a posto".


Come se non sapessimo che solo 2 raffinerie nel territorio siracusano: Esso e Isab producono tale sostanza.


Due giorni dopo all’Isab impianti Nord muore un operaio di Priolo per aver respirato in maniera off limits dell'acido solfidrico probabilmente ad una concentrazione oltre 500 ppm, proveniente da un guasto dell'impianto da cui veniva prodotto questo gas dall’azione tossica simile all’acido cianidrico. E se per un verso l’evento luttuoso ripropone ancora una volta in maniera drammatica il problema della sicurezza degli impianti ad alto rischio di incidenti rilevanti, per altro verso va considerato che le concentrazioni misurate a Melilli, Priolo e Belvedere dell’acido solfidrico vanno oltre 70
ugNm3 e cioè oltre la soglia odorigena fissata dall'OMS che e' 7ug/Nm3. Un ulteriore conferma alla richiesta che detto inquinante, normato in fase emissiva, debba trovare altrettanti limiti normativi, in atto mancanti, anche a livello di aria ambiente. 




 Ci chiediamo a cosa servono i controlli alle emissioni, ammesso che siano sufficientemente adeguati, se le multinazionali titolari degli impianti se ne infischiano di sistemare i loro impianti nel rispetto dell’adozione delle migliori tecnologie disponibili e la fanno sempre franca anche quando ci scappa il morto?


A seguito di questo incidente il 26 maggio 2013 la IV Commissione Ambiente della regione siciliana si riunisce ad un tavolo tecnico al comune di Melilli e, acquisito lo stato dell'arte sulla cattiva qualità dell'aria del quadrilatero industriale, il presidente Trizzino e il deputato Zito fanno notare ai presenti (industrie, deputati regionali, Arpa, Asp, Sindacati, Sindaci) che è evidente che c'è stato uno spreco di denaro pubblico dagli anni 90 ad oggi e che un intervento di risanamento e/o di bonifica non è stato mai fatto. Gli stessi dopo qualche giorno sporgono denuncia, specificando che nel territorio di Siracusa sono spariti in totale 100 miliardi delle vecchie lire del piano di risanamento mai attuato in quest’area così come i 40 miliardi per l’area di Gela, ricordando anche le mancate bonifiche per le quali nel 2005 vennero stanziati 770 milioni di euro dall’allora ministro dell’ambiente Prestigiacomo Si ricorderà, infatti, che l’accordo di programma prevedeva anche la riconversione e riqualificazione degli impianti, le bonifiche sia per i fondali al mercurio della rada di Augusta che per i suoli e i pozzi al benzene di Priolo, oltre che la previsione di dare respiro pure al Porto Grande di Siracusa e complessivamente all’intera area industriale. Purtroppo apprendiamo dai tavoli tecnici prefettizi che quell'accordo di programma non
andò avanti perché solo Isab partecipò alla transazione con ben 30 milioni di euro. In un siffatto scenario dove il principio del “chi inquina paga” è platealmente violato gli unici a pagare, con la vita però, sono i residenti e gli operai che lavorano negli stabilimenti industriali. Tutto ciò è pure scritto nell’Atlante regionale sanitario e gli studi epidemiologici di recente pubblicazione su Sentieri ne confermano la veridicità.



Le inchieste e le interrogazioni parlamentari di Stefano Zito continuano, così come quelle dell'on. Amoddio, dalla quale attraverso la stampa si apprende che di quei 770 milioni di euro ne sono rimasti solo 50 mila nei fondi CIPE. Ci chiediamo: il resto in quale tasca sono finiti?





Nel frattempo montano le proteste e le azioni legali del "popolo inquinato" di Gela, Milazzo e Priolo. Un consigliere comunale Giuseppe Marano viene denunciato da ENI per procurato allarme ad un risarcimento di 400 mila euro, mentre a Gela la stessa ENI chiede a David Melfa un risarcimento di un milione di euro per lo stesso motivo.


E’ mai possibile che quando c'è qualcuno che difende la salute dei cittadini viene perseguitato piuttosto che protetto?


Sarà vero che a distanza di 9 lunghi e funesti anni il ministero all'Ambiente mette a disposizione i primi 115 milioni di euro per le bonifiche del Sin di Priolo? Oppure è solo passerella politica come è successo in passato con i soldi della bonifica della rada di Augusta? basteranno?


O sono stati stanziati solo sulla carta come precedentemente fatto?


E gli altri soldi, quelli sbandierati nel 2005 dall'ex ministro all'ambiente Prestigiacomo durante la sua bella campagna elettorale chi li ha intascati? Certo di stranezze se ne vivono tante al punto tale che il successore della Prestigiacomo, Clini, è stato arrestato per aver intascato mazzette per 600 milioni di euro inerente lo scandalo idrico che lo legava alla Libia.


Il 13 settembre Mara Nicotra, cittadina anch'essa del popolo inquinato di Siracusa, Priolo, Melilli e Augusta, stanca di morire di puzza e di veder morire amici, genitore e parenti di cancro a causa degli inquinanti industriali immessi nell'aria, presenta a sua eccellenza il prefetto di Siracusa un esposto, con tutta una serie di proposte operative da realizzare al più presto possibile nel nostro territorio. Come per es. implementare centraline di rilevamento aria; estromettere il Cipa dalla rete pubblica di
monitoraggio dell'aria; potenziare Arpa Siracusa di risorse umane e finanziarie; realizzare un Simage con telerilevamento e sistema delle emergenze; realizzare una normativa riguardante, a livello di immissioni nell’aria ambiente gli inquinanti odorigeni e cancerogeni di derivazione delle raffinerie con sistemi di allarme e sanzioni previste per le industrie ree; far correlare all’Asp il dato ambientale con patologie tumorali; eliminare l’effetto bolla dai camini; adottare sistemi efficaci di controllo quali-quantitativi degli inquinanti emessi dalle torce, realizzare piano di risanamento aria; riconvertire impianti verso una chimica verde. Ma ad oggi non si è fatto nulla.



Il 26 settembre 2013 l’on. Trizzino convoca a Palermo un'altra Audizione di Commissione per far rimuovere dal sito web dell’ARTA quell’indecoroso piano di risanamento regionale dell'aria frutto del copia e incolla dal piano della regione Veneto e da altre fonti, tanto denunciato da numerose associazioni ambientaliste (Legambiente, Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, CGIL, ecc.) chiamando a rispondere l'assessore all'ambiente regionale del tempo Mariella Lo Bello, In quel contesto, fu chiesto all'assessore Lo Bello di rimuovere quel piano e fu posto il problema di intervenire a livello normativo su taluni inquinanti caratteristici dell’aria ambiente nelle aree industriali. L'assessore fu costretta ad ammettere la copiatura di parti del piano e si impegnò a convocare a breve termine un tavolo tecnico per le questioni normative. Da li a poco, in una successiva audizione, l'assessore si rimangiò ogni cosa e non diede poi seguito a nessuno degli impegni presi. 





Da allora (dicembre 2013) un'altra audizione su questo tema non si è più fatta.
Il 20 maggio 2014, Mara Nicotra, vittima di un altro cancro in famiglia, muore il fratello Mauro di anni 57, rompe il silenzio assordante da parte della regione siciliana, e sempre più imperterrita presenta una denuncia alla procura di Siracusa, allegando i risultati di uno studio sulla cattiva qualità dell'aria e del grosso conflitto di interessi che si muove tra industria, politica e Asp.


Nel frattempo la procura rinvia a giudizio Isab per aver avvelenato le falde acquifere di Melilli e per aver riscontrato ettari e ettari di terreno che galleggia sugli idrocarburi.


Ora il "popolo inquinato" di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Gela e Milazzo dice basta a questo sterminio generato da un sistema di criminalità politico-mafiosa organizzata e pretende di essere ascoltato. Sta a Lei caro assessore Sgarlata dimostrare nei fatti e con azioni concrete di non volere seguire le strade battute dai suoi predecessori. Sta a Lei dimostrare di voler portare avanti tutte quelle azioni tecniche, scientifiche, legali e legislative cui i suoi predecessori si sono sottratti di adempiere. Ritiri una volta per tutte l’obbrobrio del piano copiato, avvii, anche con la collaborazione delle associazioni ambientaliste e dei comitati civici, la realizzazione di un piano di risanamento ambientale sulla qualità dell’aria che affronti, tra le prime problematiche, la valutazione a livello di immissioni nell’aria ambiente di limiti tabellari alle sostanze odorigene e cancerogene dei petrolchimici. Una bozza di proposta è stata illustrata al convegno del 25 luglio a Siracusa dalla dott.ssa Nicotra.


IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME




Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato di Gela
Popolo inquinato di Milazzo
Meetup "Costruiamo insieme M5S Siracusa"
IV Commissione Ambiente meetup "Costruiamo insieme M5s Siracusa"
Comitato Ambiente Belvedere
Movimento 5 stelle Priolo
Movimento 5 stelle Melilli- Villasmundo- Città Giardino
Movimento 5 stelle Augusta
AugustAmbiente
Decontaminazione Sicilia
ECERI
Comitato Cittadino Isola Pulita




Firmatari referenti impegnanti nella battaglia in prima persona:


Arturo Andolina referente popolo inquinato del quadrilatero siracusano
David Melfa: referente popolo inquinato di Gela
Giuseppe Marano referente popolo inquinato di Milazzo
Rosario Messina portavoce del meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Mara Nicotra: referente IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5S
Siracusa”
Massimo Marino referente Comitato Ambiente Belvedere
Giorgio Pasqua portavoce M5S Priolo
Domenico la Scala portavoce del M5S Melilli-Villasmundo-Città Giardino
Giusy Chiaramonte portavoce del comitato Priolo Verde
Padre Palmiro Prisutto
Sarah Marturana attivista M5S Augusta
Mauro Caruso attivista M5S Augusta
Luigi Solarino presidente AugustAmbiente
Pino Pisani presidente Decontaminazione Sicilia
Gioacchino Genchi, già dirigente chimico Regione Siciliana
Mario Casella responsabile mailing list Decontaminazione Sicilia
Ernesto Burgio ricercatore e responsabile ECERI
Pino Ciampolillo Comitato Cittadino Isola Pulita




Premesso che: 




- con D.P.C.M. del 30/11/1990, cioè quasi 25 anni fa, i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino e quelli dei comuni di Gela, Butera e Niscemi venivano dichiarati “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”; 




- con due D.P.R. del 17/01/1995, cioè più di 19 anni fa, venivano approvati i rispettivi Piani di Disinquinamento, destinando loro, nell’ordine, le somme di 100 e di 40 miliardi di lire; 





- a gennaio del 1996 venivano istituiti i Comitati di Coordinamento per le due Aree per l’attuazione dei Piani; 




- a novembre del 1996 il Ministero dell’Ambiente trasferiva alla Regione Siciliana le somme complessive di 100 e 40 miliardi, di cui l’ARTA, a fine dicembre, impegnava 300 milioni in favore del Comitato di Coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta; 




- nel corso degli anni 1997-1999 venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei Comitati di Coordinamento e delle relative Segreterie; 




- stante l’inerzia della Regione Siciliana, in data 21/07/2000 il Ministero dell’Interno emanava l’Ordinanza n. 3072 ex art.12, con la quale toglieva ogni potere alla Regione, nominava Commissari, per la realizzazione degli interventi delle due Aree, i Prefetti di Siracusa e Caltanissetta e disponeva che le somme relative fossero trasferite sulle contabilità speciali intestate ai Commissari; 




- con D.A. n. 50/GAB del 04/09/2002 l’ARTA dichiarava area ad elevato rischio di crisi ambientale i territori dei comuni del comprensorio del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, S. Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto), istituiva la "Commissione Stato-Regione, Provincia, Enti locali, per la definizione del piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela" e stanziava € 7.500.000 per la redazione del Piano e per gli interventi da adottare;
- al 31/12/2004 scadevano i termini delle dichiarazioni ministeriali per le aree di Siracusa e Gela ed i compiti dei Prefetti-Commissari; le somme erogate dall’ARTA ammontavano 





• Commissario Delegato per Siracusa € 30.829.827,35; 





• Comune di Siracusa € 68.238,87; 





• Comitato di Coordinamento di Siracusa circa € 875.000; 





• Commissario Delegato per Caltanissetta € 8.263.310,38; 





• Comitato di Coordinamento di Caltanissetta circa € 140.000;

- restavano disponibili le somme: 





• per l’Area di Siracusa, circa € 19.878.623,79; 





• per l’Area di Caltanissetta, circa € 11.894.965,58.




- con i DD.AA. 189/GAB e 190/GAB del 11/07/2005 l’ARTA emanava una nuova dichiarazione di aree a rischio per le aree di Siracusa e Caltanissetta;


- Con Delibera di Giunta n. 306 del 29/06/2005 veniva istituito l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che assorbiva tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato- Regione, Province ed Enti Locali;




- Con Delibera di Giunta n. 257 del 14/07/2009 l’Ufficio veniva soppresso in ragione della “vastità e complessità delle problematiche ambientali che informano i territori ricadenti nelle Aree…”;




- Con D.P.Reg. n. 5/Area 1/S.G. del 17/01/2011 veniva ricostituito l’Ufficio Speciale, questa volta denominato “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale – Agenda 21 – Amianto”, sempre sotto la direzione dello stesso dirigente;




- Al 31/12/2012 l’Ufficio Speciale veniva definitivamente chiuso ed articoli di stampa riportavano notizie in merito ad indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Catania;




- Con D.A. n. 176/GAB del 09/08/2007 l’ARTA approvava il c.d. “Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente”, che alla verifica dei fatti risultava frutto di un “collage” di copia ed incolla di ampie parti del Piano di Risanamento della qualità dell’aria della Regione Veneto dell’anno 2000, peraltro già bocciato dalla Commissione Europea, e di numerosi documenti già editi da altri Enti;



- In particolare, dalla semplice analisi comparativa della documentazione e dal conteggio delle righe copiate il c.d. Piano Siciliano risulta composto per l’85-91% da righe interamente copiate dal Piano del Veneto e da altre fonti;


- Incredibile ma vero, a distanza di 7 anni il c.d. Piano figura ancora inserito nel sito web dell’ARTA come documento/strumento di programmazione istituzionale in tema di qualità dell’aria, nonostante che le ripetute denunce delle Associazioni ambientaliste ne abbiano da tempo richiesto il ritiro e che, da ultimo, sia intervenuta la sentenza di condanna del Tribunale di Palermo ad 1 anno ed 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione, sentenza che fa riferimento alle numerose e vistose copiature ivi presenti;




e considerato che



- sulle Aree di Siracusa e Caltanisetta, a fronte degli ingenti finanziamenti erogati dal Ministero dell’Ambiente, nulla è dato a sapere in merito a: se i Piani originari (del 1995) sono stati attuati ed in che parte, se essi sono stati aggiornati ed attuati ed in che parte, quale utilizzo hanno avuto i finanziamenti erogati e qual è la consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi, sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;




- sull’Area del Comprensorio del Mela, a fronte del finanziamento stanziato dall’ARTA nel 2002, nulla è dato a sapere in merito a: se è stato redatto il Piano di Risanamento, quale utilizzo ha avuto il finanziamento originario e qual è l’eventuale consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;

- da 14 anni a questa parte, solo a voler focalizzare il periodo dai commissariamenti ministeriali in poi, senza per questo dimenticare lassismi, inerzie ed inadempienze precedenti, si è assistito ad una girandola di ben 11 assessori all’ARTA e di un numero quasi analogo di dirigenti generali al dipartimento ambiente, tutti distintisi per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi;

- i risultati riguardo alle Aree a rischio, alla tutela della qualità dell’aria ed alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte sono al cospetto di tutti e si sintetizzano oggi in 2 ex Presidenti della Regione (Cuffaro e Lombardo) e 4 ex assessori dell’ARTA (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog, nel Piano della qualità dell’aria copiato, inattuabile e pur tuttavia non revocato, nel sistema dei controlli e, in generale del sistema ARPA, ultradeficitario (a fronte di finanziamenti POR 2000-2006 di € 36.307.052 e POR FERS 2007-2013 di € 35.000.000), il tutto nell’incredibile scenario che la tutela dall’inquinamento atmosferico non ha mai figurato né continua a figurare tra gli obiettivi strategici dell’ARTA (!!!).









le Organizzazioni ed i Comitati scriventi, per i motivi su esposti e con l’urgente priorità che la situazione necessita, chiedono al Sig. Assessore di fissare un incontro nei prossimi giorni (prima della metà di agosto), riservandosi fin d’ora di intraprendere ogni ulteriore passo presso le Autorità competenti perché si accertino una buona volta responsabilità e responsabili riguardo a mancati interventi, inerzie, lassismi, spreco di risorse economiche e quant’altro ai danni dell’ambiente e della salute della gente, con particolare riferimento ai Piani di risanamento fasulli ed alle Aree dichiarate ad elevato rischio ambientale. 






IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME






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