Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).







 


 


 




 


 


 



lunedì 9 maggio 2016

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Emergenza rifiuti in Sicilia, Crocetta: 'Commissariamento o gravi danni'

Emergenza rifiuti in Sicilia, Crocetta: "Commissariamento o gravi danni"





Il governatore risponde a distanza al sottosegretario Faraone: "Stiamo facendo la nostra parte per completare gli impianti". Legambiente: "Emergenza serve solo a creare nuovi guai"

Emergenza rifiuti in Sicilia, Crocetta: "Commissariamento o gravi danni"
Il governatore Rosario Crocetta e il premier
Matteo Renzi (fotogramma)
L'ennesimo appello al governo nazionale lo lancia da Gela, sua città natale: "Per far fronte all'emergenza rifiuti abbiamo bisogno ancora di qualche mese per completare i lavori all'impiantistica e metterli a norma. Se Roma vuole portare la spazzatura all'estero, lo faccia pure anche perchè vedo qualcuno che è un pò bizzarro su questo. Il governo Cuffaro, ai tempi in cui aveva l'emergenza, non ha fatto un accidenti". Rosario Crocetta risponde a distanza al sottosegretario Davide Faraone, che nei giorni scorsi ha aperto alla proroga del commissariamento chiesto dalla Regione a partire dal primo giugno, per evitare il collasso del sistema e l'emergenza sanitaria.

Il presidente non ci sta a far passare l'idea di una Regione rimasta con le mani in mano a guardare alla Sicilia che affoga tra i rifiuti: "Il governo - dice - ci dovrebbe autorizzare a completare l'impiantista non realizzata quando c'era l'emergenza. Tutti gli impianti li stiamo facendo noi, ma abbiamo bisogno ancora di qualche mese. Se il governo non ci riconosce il tempo necessario, si assume una grave responsabilità nei confronti dei siciliani". Una replica nemmeno tanto velata alle parole di Faraone che aveva parlato dei ritardi dell'amministrazione sull'approvazione della riforma del settore, chiedendo algoverno regionale di fare la sua parte per risolvere la situazione.

E mentre la giunta Crocetta ha formalizzato la richiesta dello stato d'emergenza, l'assessore Vania Contrafatto accelera sul disegno di legge di riforma con l'istituzione dell'Ato unico: "Bisogna portarlo subito in giunta", ha dichiarato nei giorni scorsi. L'idea dell'esportazione dei rifiuti altrove non piace al governatore, che preferirebbe altre soluzioni. La Regione sta studiando un'altra strada, quella di smaltire l'immodizia nei cementifici siciliani. Un'ipotesi, questa, che non piace agli ambientalisti e ai deputati Cinquestelle, che hanno annunciato iniziative di protesta.

Faraone attacca: "Ars come il soviet, poche riforme fatte con le minacce di Roma". Intanto da Faraone arrivano nuovi attacchi non solo a Crocetta ma anche ai deputati regionali. "L'Ars a volte è un soviet. Per esempio, se penso alla legge regionale sull'acqua, gli imprenditori che vogliono investire nel settore idrico lo possono fare solo per 9 anni". A dirlo il sottosegretario all'Istruzione partecipando al primo meeting regionale di Confimprese. "Io credo che di fronte a questo dramma credo ci sia una classe politica, comprensiva del Movimento5 Stelle che è il più grande partito conservatore, e sindacale, che è complice della situazione economica in cui la Sicilia è ridotta". "Ogni giorno che passa in questa condizione rischiamo di portarci dietro ritardi che possono diventare devastanti".  "Stiamo cercando di dare un aiuto alla Sicilia condizionandolo alle riforme. Le pochissime riforme di questa legislatura sono state fatte per costrizione, sotto minaccia costante del Governo, che ha detto 'o fai le riforme o non ti aiuto, non ti do sostegno'. Così non si può vivere.
Eppure questa Regione dovrebbe sentire da sola il bisogno di cambiare - conclude Faraone - Lo Statuto sta diventando un argine continuo a tutto - aggiunge Faraone -. Nel resto del Paese c'è un Governo che corre e noi dovremmo correre di più. Dobbiamo mettere in campo misure radicali".


Legambiente: "Crocetta ha poche idee ma confuse". "Su come gestire i rifiuti il governo Crocetta continua ad avere poche idee e pure confuse. Dopo tre anni e mezzo di pseudo governo si accorgono di non avere più tempo e invocano l'emergenza. Ma non è la stessa richiesta di sempre, fatta e rifatta più volte?". Lo afferma il presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna secondo cui è ormai "dimostrato e accertato" che le dichiarazioni d'emergenza "servono solo a fare altri e nuovi danni". La Sicilia, aggiunge, "è da 15 anni in regime di emergenza e i risultati si vedono: discariche sature, raccolta differenziata a zero, rifiuti per strada. Adesso parlano di un'altra riforma, l'ennesima legge da discutere, approvare e poi da non applicare.Il governo Crocetta ha fallito allo stesso modo degli esecutivi precedenti e a pagare sono solo i siciliani, con le bollette più care d'Italia e il servizio di raccolta e smaltimento peggiore del Paese". Legambiente precisa non essere contro l'uso delle cementerie
 ma, afferma, "questa ipotesi non può essere presentata come la soluzione di domattina. Così come non siamo affezionati alla proposta di portare i rifiuti all'estero ma ci sembra, al momento, l'unica soluzione per avere tempo e programmare e realizzare una vera e seria politica di gestione dei rifiuti. Ma, con il chiaro di luna che passa - conclude Zanna - e con l'improvvisazione che ci governa, questa resta solo un'illusione e una nostra utopia".



I rifiuti bruciati nei cementifici ?





















Il 31 maggio scade il termine della ennesima emergenza rifiuti in Sicilia, ed è attesa, in mancanza di alternative, una proroga. Nel frattempo, la Regione, assillata dalla saturazione delle discariche, è a lavoro su un piano di smaltimento per risolvere il perenne stato emergenziale. Si tratta di bruciare i rifiuti nei cementifici. In 6 stabilimenti per la produzione di cemento, che sono stati già individuati, i rifiuti potrebbero essere riconvertiti e utilizzati come combustibile. Gli uffici preposti garantiscono sulla sicurezza dell’ operazione, colorandola finanche con il colore verde, “green”, del rispetto dell’ ambiente. 





Così si procede anche in altre regioni di Italia, ad esempio in Abruzzo. 





Del resto non vi sono soluzioni diverse, e il presidente Crocetta ha lanciato l’ allarme sanitario, sollevando il rischio dei cumuli di immondizia in strada. Il ricorso ai cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi intende costruire in Sicilia, ma è un intervento per risolvere velocemente l'emergenza, dati i tempi ristretti, scongiurando la misura costosissima di inviare i rifiuti siciliani all’estero. 





Alla Regione, in assessorato, è stato costituito un “Tavolo di lavoro permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti tra cui il docente universitario a Palermo di Ingegneria ambientale, Gaspare Viviani, e il collega di Diritto amministrativo, Riccardo Ursi. Più nel dettaglio tecnico, il materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia sarà utilizzato come combustibile alternativo ai combustibili fossili negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati. 





I 6 impianti prescelti sarebbero Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), e poi Melilli, Modica, Ragusa e Augusta. Il sistema dei rifiuti in Sicilia si basa sulle strutture private. Le 3 più capienti discariche sono gestite da privati, a Lentini, Siculiana e Motta Sant'Anastasia. 





La Regione è intenzionata a realizzarne altre due pubbliche, a Gela e a Enna. Ecco perché è stato chiesto il commissariamento, ancora senza esito. 







http://www.teleacras.com/home_02/index.php?option=com_content&task=view&id=56585&Itemid=1








Le 2 cementerie di Ragusa e Modica diventeranno delle discariche?

DAL PROSSIMO MESE LE DISCARICHE SICILIANE NON SARANNO PIÙ IN GRADO DI SOPPERIRE ALLE ESIGENZE





Duccio Gennaro 

















Le due cementerie della zona industriale di Modica e di Ragusa, entrambe di proprietà della Colacem, sono tra le sei in Sicilia indicate per lo smaltimento dei rifiuti. Il progetto è del governo Crocetta alle prese con l’emergenza rifiuti visto che dal prossimo mese le discariche siciliane non saranno più in grado di raccogliere la quantità dei rifiuti prodotti nell’isola perché sature o inadeguate. Per evitare il trasferimento all’estero dei rifiuti che graverebbe sul bilancio regionale e quindi sulle bollette pagate dagli utenti il Dipartimento regionale Rifiuti sta lavorando all’ipotesi di smaltire l´immondizia preventivamente trattata nelle cementerie. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all´avanguardia. Oltre ai due impianti nel ragusano gli altri quattro si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti «trasformati» in combustibile dopo un passaggio negli impianti di «trattamento meccanico biologico» come quello inaugurato l’anno scorso nella discarica di Bellolampo a Palermo. Il piano di smaltimento dei rifiuti parte dall’idea che i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. «Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili».









«Il combustibile – sottolinea Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell´autorizzazione integrata ambientale basata sull´adozione delle migliori tecniche disponibili». Il progetto del governo regionale è stata subito bocciata dal presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna: «Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l´umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia. Il solo scopo del governo è fare scoppiare un´emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento».





Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: «La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l´unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall´isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione».

















NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli 





ambientalisti contro il piano della Regione









Legambiente: "La Sicilia non è pronta, il governo Crocetta vuole solo il commissariamento"




Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


Battono ancora sulla differenziata. E accusano il governo Crocetta di “immobilismo, ignoranza e faciloneria”. Dopo l’anticipazione di Repubblica sul piano della Regione per smaltire il combustibile prodotto dai rifiuti nelle cementerie, gli ambientalisti salgono sulle barricate: “L’ipotesi – dice il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna – non è pronta e praticabile già domattina.  Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l'umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia”. L’accusa è durissima: “Il solo scopo del governo è fare scoppiare un'emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento”. Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: “La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l'unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall'isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione”.













Al dipartimento Rifiuti si ragiona sull'ipotesi di smaltire l'immondizia trattata nelle cementerie seguendo il modello abruzzese. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all'avanguardia. I cementifici attivi in Sicilia sono sei: si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato l’anno scorso a Bellolampo.









L’idea è semplice: i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. “Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili”. “Il combustibile – annota Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale basata sull'adozione delle migliori tecniche disponibili”. Nelle cementerie, secondo le stime della Regione, potrebbe finire circa il 20 per cento del carico destinato ai termovalorizzatori, se questi fossero realizzati.

Intanto, ieri Crocetta è tornato a invocare il commissariamento.








 Sabato il governatore ha riannodato i fili del confronto con il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenzi. Oggi il confronto proseguirà con una telefonata fra i due per arrivare a un commissariamento che la Regione vuole ottenere in tempi brevi: senza l’emergenza, secondo il dipartimento Rifiuti, il caos potrebbe arrivare entro fine mese. “Non ottenere il commissariamento – avvisa Crocetta – potrebbe provocare un problema di carattere sanitario”.

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/05/03/news/rifiuti_da_smaltire_nelle_cementerie_scoppia_la_protesta_degli_ambientalisti-138990558/

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 





"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. 

"Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. 


Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina





Sicilia, il piano della Regione: bruciare i rifiuti nei cementifici  







martedì, 3 maggio 2016







Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione ha un piano: bruciare i rifiuti nei cementifici. Le discariche infatti, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, si vanno esaurendo –  il loro riempimento è previsto per fine Maggio – e le alternative sono poche. In sei stabilimenti per la produzione di cemento, già individuati, i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. Dagli uffici della Regione dicono che si tratta di un’operazione sicura, addirittura “green”, che si fa già in altre parti d’Italia, ad esempio in Abruzzo.  Sembra l’ultima spiaggia per la Regione, dato che il presidente Rosario Crocetta paventa un’emergenza sanitaria nell’isola, con il ritorno dei cumuli di immondizia in strada.   L’uso dei cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi vuole costruire in Sicilia. E’ uno strumento in più, per risolvere ancora più velocemente l’emergenza, evitando la misura costosissima e imbarazzante dell’invio dei rifiuti all’estero. 
A rivelare il piano segreto della Regione e dell’assessore Vania Contraffatto è Repubblica Palermo di oggi:
 Un piano che si intreccia con la discussione romana sull’emergenza: sabato, a margine della visita del premier in Sicilia, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno riannodato i fili del dialogo, con un confronto che proseguirà telefonicamente oggi.
In assessorato è stato costituito un gruppo di lavoro, un “tavolo permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti gratuiti fra i quali Gaspare Viviani e Riccardo Ursi, rispettivamente ordinario di Ingegneria ambientale e associato di Diritto amministrativo all’università di Palermo. Continua Repubblica:
L’ipotesi di lavoro è appunto lo smaltimento “alternativo”, confluito già nella correzione del piano Rifiuti trasmessa a gennaio al ministero dell’Ambiente: l’uso del materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia “come combustibile alternativo ai combustibili fossili, in modo particolare negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati”. 
Gli impianti dovrebbero essere quelli di  Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem).
C’è timore di eventuali proteste degli ambientalisti ma Legambiente in altre occasioni si è detta favorevole all’ipotesi perché bruciare i rifiuti nei cementifici, si legge in un documento
– rende i cementifici più controllati.
I cementifici quando bruciano rifiuti sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibili tradizionali;
– a parità di risultati, bruciare rifiuti in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso (cementificio) infatti il rifiuto sostituisce un (pessimo) combustibile fossile, che comunque verrebbe impiegato; nel secondo caso (inceneritore) invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero energetico, specie nei paesi caldi;
Il tema dei rifiuti in Sicilia è tornato prepotentemente di attualità sia dopo la decisione della Regione di accentrare di nuovo la gestione, sia per le dichiarazioni di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. – “Noi le discariche private ce le siamo trovate. Non le abbiamo fatte. Se ci avessero dato altri sei mesi di gestione commissariale, le cose sarebbero diverse, sicuramente migliori”. Lo ha detto il governatore Rosario Crocetta ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle ultime dichiarazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla gestione dei rifiuti. “A Bellolampo – ha spiegato Crocetta – si possono conferire 1.200 tornante di rifiuti all’anno. Se ne producono 4.500. Vorrei capire cosa vogliamo fare, le mandiamo all’estero?”.
 Il sistema dei rifiuti si basa sulle strutture private: tre delle principali discariche siciliane – Lentini, Siculiana  Motta Sant’Anastasia – non sono pubbliche ma la Regione, che sta cercando di realizzarne altre due, a Gela e a Enna. Proprio per accelerare le procedure su questo fronte è stato chiesto il commissariamento, sul quale però c’è ancora uno stallo.
Ma per capire come mai siamo arrivati a questo punto sarebbe importante guardare indietro, e seguire, ad esempio un piccolo, ma importante processo che si tiene a Marsala, in questi mesi, e che riguarda proprio i presunti casi di truffa e corruzione nella gestione della raccolta dei rifiuti avvenuta in provincia di Trapani negli ultimi anni. Il processo lo segue, udienza dopo udienza, Tp24.it.  Un investigatore ha raccontato ad esempio come nel centro del conferimento per i rifiuti organici venivano scaricati anche rifiuti non differenziati e Rsu, e plastica, per un totale di 47.000 tonnellate di rifiuti illecitamente trattati.

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

20 aprile 2015

“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “

L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.


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I rifiuti bruciati nei cementifici ?










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